martedì 12 gennaio 2016

L'albero degli zoccoli di Ermanno Olmi, vita contadina, le tragedie della povera gente di fine Ottocento per un vero capolavoro della cinematografia italiana

Oggi vi voglio parlare di un film di parecchi anni fa. Un film italiano meraviglioso di cui dobbiamo essere ancora orgogliosi. Poesia per immagini.
Mi riferisco di L'albero degli zoccoli di Ermanno Olmi.
Ecco la recensione:




L'albero degli zoccoli di Ermanno Olmi del 1978. Fine 1800, Palosco (Bergamo). (175 min. ca.)
Quattro famiglie di contadini vivono in una grande cascina, sotto le rigide regole del padrone (a cui vanno i due terzi dei raccolti). Tra queste c'è Batistì (Luigi Ornaghi), padre del piccolo Menec, sei anni, sveglio e l'unico a ricevere un'istruzione, che proprio per fare un nuovo paio di zoccoli al figlio Ménec, taglia l'albero del padrone. Così quest'ultimo, venuto a sapere della cosa, caccia lui e tutta la sua famiglia (con bambino appena nato), lasciandoli in estrema povertà e completa incertezza. 





























Pellicola che racconta con il ritmo della quotidianità (una quotidianità fine ottocento) la vita rurale in tutta la sua semplicità e durezza. 
Bellissime immagini malinconiche e suggestive (ottima la fotografia) che fanno rivivere allo spettatore il passato messe in scena con una sensibilità e un verismo (poetico, pittorico anche) che lasciano stupefatti. 
Gli attori non sono professionisti ma veri contadini e parlano in stretto dialetto bergamasco (anche se circola in due versioni, ridoppiata in italiano dagli stessi interpreti) e nei titoli di coda vengono nominati con cognome e nome e non al contrario. Tutti estremamente credibili: anche i bambini sono lontani dalla leziosità di un certo cinema. 
Molte le scene crude (l'uccisione dell'oca e del maiale), ma ciò che colpisce profondamente è il senso dell'ingiustizia perpetrata dei padroni nei confronti di questa povera gente (di un'ignoranza e di un'ingenuità abissale) e quel velo di tristezza palpabile fin dai primi secondi. Meravigliose e dolcissime quelle dei racconti del nonno ai nipotini davanti al fuoco o divertenti (ma sempre con malinconia) quelle in stalla con tutte le famiglie che stanno al caldo e in un momento di convivialità. Mai ricattatorio, mai patetico: la commozione deriva soltanto dalle situazioni, dal modo in cui vengono raccontate e rappresentate. Azzeccato l'uso di Bach come colonna sonora che si alterna ai rumori, a canzoni popolari, ecc... 
Toccante, sincero, realmente sentito e coraggioso per la trama, per il modo in cui è stato girato (con polso e tanto rispetto). E le tre ore forse risultano ostiche ma mai pesanti. 
Uno dei migliori film italiani senza dubbio, un vero capolavoro.
Da vedere assolutamente. Consigliatissimo.


Voto: ****1/2





Una scena:






Voi l'avete visto? Cosa ne pensate?











Chiunque volesse prendere le recensioni citi questo blog. Riproduzione riservata

Nessun commento:

Posta un commento