venerdì 16 febbraio 2018

#Oscar2018 #AcademyAwards2018 - Una donna fantastica di Sebastián Lelio, film drammatico scelto per rappresentare il Cile ai prossimi Oscar. Contro i pregiudizi e la transfobia, con una protagonista perfetta

Oggi vi voglio parlare di un film recente. Un film cileno che concorrerà per il Premio Oscar come Miglior Film Straniero.
Mi riferisco a Una donna fantastica di Sebastián Lelio.
Ecco la recensione:






Una donna fantastica (Una mujer fantástica) di Sebastián Lelio del 2017. Con Daniela Vega, Francisco Reyes, Luis Gnecco, Aline Küppenheim, Nicolás Saavedra, Amparo Noguera, Trinidad González, Néstor Cantillana, Alejandro Goic, Antonia Zegers, Sergio Hernández, Roberto Farias, Diana Cassis. (100 min. ca.)
Marina Vidal (Vega) è una cameriera e cantate di pianobar che convive con Orlando (Reyes), più vecchio di lei. Una notte, dopo aver festeggiato il compleanno di lei, Orlando ha un malore e nonostante venga accompagnato immediatamente all'ospedale dalla compagna, morirà poco dopo. Marina verrà vista con sospetto e ripudiata con violenza dai familiari dell'uomo per un motivo ben preciso: è una trans e perciò il suo bel rapporto d'amore con Orlando verrà giudicato dagli altri solo esclusivamente come una perversione (tranne pochi rari casi).







Film drammatico che ha avuto molto successo a Berlino, prodotto, tra gli altri, da Pablo Larraín, e scelto per rappresentare il Cile agli Oscar (anche se è, per l'appunto, co-prodotto).
Straziante, crudo, brutale ed intenso, ha una protagonista (realmente trans e veramente una cantante lirica) non soltanto in parte, ma che sembra capire talmente tanto il suo personaggio (probabilmente deve aver subito dei trattamenti omofobi e ignoranti sulla sua stessa pelle), da renderlo vivo, presente e quantomai potente.
Molte scene sono quasi insostenibili, altre di una dolcezza commovente.
È una pellicola necessaria (e attuale, dato che si parla spesso di questo nuovo termine: "trasfobia").
Una storia d'amore come tutte le altre, che racconta una vicenda plausibile, ma che fa riflettere e coinvolge e cattura per la forza di andare avanti che ha la protagonista, nonostante tutto.
Qualche difetto è presente: il non seguire certe sottotrame, come la pista "poliziesca" con le varie indagini che cadono nel dimenticatoio dopo un po' senza che lo spettatore possa comprenderne l'evoluzione. Presumibilmente ci sarebbe stata troppa carne al fuoco ed era difficile da districarsi a livello di sceneggiatura e da scandagliare, ma quando si racconta una cosa la si dovrebbe portare avanti dall'inizio alla fine, non lasciarla in sospeso.
Tuttavia, rimane un film toccante, diretto, senza fronzoli pur avendo uno stile personale che alterna momenti grotteschi/surreali ad altri che arrivano subito dopo come pugni allo stomaco.
Interessante e contro i pregiudizi.
Da vedere. Consigliato.



Voto: ***/***1/2









Voi l'avete visto? Cosa ne pensate?










 

Chiunque volesse prendere le recensioni citi questo blog. Riproduzione riservata

giovedì 15 febbraio 2018

#Oscar2018 #AcademyAwards2018 - Il filo nascosto di Paul Thomas Anderson, film drammatico (e sentimentale, se vogliamo) che trasuda classe e raffinatezza da ogni inquadratura e che conferma - non che fosse necessario - la genialità del regista. Un'opera originale e potente con un protagonista formidabile: il grande Daniel Day-Lewis. Capolavoro? Possibile, sì

Oggi vi voglio parlare di un film in anteprima. Un film di un grande regista, un grande autore, che ha per protagonista uno dei migliori attori viventi. Un film eccezionale, una conferma.
Mi riferisco a Il filo nascosto di Paul Thomas Anderson.
Ecco la recensione:





Il filo nascosto (Phantom Thread) di Paul Thomas Anderson del 2017. Con Daniel Day-Lewis, Lesley Manville, Vicky Krieps, Richard Graham, Camilla Rutherford. (130 min. ca.)
Londra, anni '50. Reynolds Woodcock (Day-Lewis) è uno stilista/sarto richiestissimo e adorato da tutte le donne. Meticoloso e pignolo, la sua vita verrà travolta dalla conoscenza di Alma (Krieps), una giovane cameriera che diventerà subito la sua modella di punta e la sua amante...























Film drammatico/sentimentale viscontiano per stile e forma. Estremamente elegante, affascinante e d'altri tempi.
È talmente evocativo e sinestetico che quasi si può sentire il profumo delle stoffe, l'odore degli ambienti.
I costumi, curati da Mark Bridges, sono impeccabili (vien voglia di indossarli), le scenografie sono altrettanto perfette e al servizo della storia, dei personaggi. La macchina da presa, con i suoi ispirati movimenti, sembra carezzare delicatamente lo spettatore rendendolo partecipe della vicenda, una storia di per sé non così complessa, ma originale nel modo in cui viene raccontata.
È un'opera così pacata - Anderson si prende tutto il tempo che gli serve -, così calma e al contempo così potente, da lasciare senza fiato. Il carattere dei protagonisti (importantissima anche la figura della sorella di lui, Cyril) si scopre poco a poco (lui è un tipo tutto d'un pezzo in realtà bisognoso d'amore e di cure, lei è solo in apparenza timidina: in verità è una donna forte e determinata, che sa dove vuole arrivare) e non possono che essere amati.
Una storia d'amore anticonvenzionale, un po' malata e poco sana, ma decisamente viscerale ed impulsiva, mostrata in tutte le sue forme e nella sua evoluzione.
Colpisce per l'ironia sottile: quella cattiveria che poi è una rivalsa per Alma, una sorta di vendetta. Lo stesso dicasi per Cyril, donna tagliente, schietta.
Gli attori sono magnifici: Daniel Day-Lewis (nominato all'Oscar per questo ruolo) come al solito vive il suo personaggio ed è così eccezionale che ogni parola in più sarebbe superflua. Anche sulla bravura di Lesley Manville (attrice feticcio di Mike Leigh) non si discute: è assolutamente ineccepibile nei panni della sorella (maggiore?) zitella (nomination all'Oscar meritatissima, anche se Allison Janney per I, Tonya* dovrebbe spuntarla). La sorpresa sta però in Vicky Krieps, vista in qualche ruolo piccolino: assolutamente in parte e di disarmante spontaneità anche nelle scene più difficili delle discussioni/confronti con Daniel Day-Lewis. Grande temperamento ed espressività (e ha quel fascino "imperfetto" che non guasta.
Un film ammaliante, romantico (nel senso più nobile del termine) e raffinatissimo, meraviglioso sia dal punto di vista tecnico e visivo (la composizione dell'immagine, l'utilizzo delle luci, la fotografia in sé sono qualcosa di suggestivo e lirico. Nonché la peculiare e vibrante colonna sonora), sia più semplicemente a livello emotivo, emozionale.
Ma non è una pellicola che prende alla pancia il pubblico, quanto al cuore. Soprattutto al cuore dei cinefili.
Paul Thomas Anderson ha dimostrato, una volta di più, di essere uno dei migliori - o forse il migliore - regista contemporaneo, realizzando un'opera (d'arte) che coinvolge e cattura - e rimane impressa nella mente - con garbo e, in un certo senso, brutalità. Morbida come i tessuti dei vestiti che fanno sfoggio le modelle e la protagonista, pungente come gli aghi adoperati da Reynolds.
Un vero capolavoro, senza esagerare.
Da vedere e rivedere (in lingua originale meglio ovviamente, per ascoltare i vari accenti). Consigliatissimo.


*Mia recensione
Voto: ****1/2/*****





Il trailer:








Voi l'avete visto? Cosa ne pensate?














Chiunque volesse prendere le recensioni citi questo blog. Riproduzione riservata

martedì 13 febbraio 2018

#Oscar2018 #AcademyAwards2018 - Mudbound di Dee Rees, film drammatico tratto dal romanzo "Fiori nel fango". Ben scritto, diretto ed interpretato, risente forse della sua provenienza letteraria, ma l'atmosfera c'è

Oggi vi voglio parlare di un film recente. Un film drammatico molto interessante che forse si perde nel finale.
Mi riferisco a Mudbound di Dee Rees.
Ecco la recensione:






Mudbound di Dee Rees del 2017. Con Carey Mulligan, Jason Clarke, Jason Mitchell, Mary J. Blige, Rob Morgan, Jonathan Banks, Garrett Hedlund. (134 min. ca.)
Mississippi, 1941. Henry McAllan (Clarke), uomo arricchito, compra una fattoria e ci si traferisce con la moglie Laura (Mulligan), inizialmente contraria, e i loro due figli. Lì conoscono la famiglia di colore composta da Hap (Morgan) e Florence (Blidge) e i loro figli, tra cui Ronsel (Mitchell). Li tratta da schiavi. Ma intanto la guerra con il Giappone imperversa e sia Ronsel che Jamie (Hedlund), fratello di Henry, si arruolano. E al ritorno si devono scontrare con la dura realtà (e la mentalità chiusa) del posto. 
















Tratto dal romanzo Fiori nel fango di Hillary Jordan, è un film drammatico molto duro e articolato. Le storie sono ben intrecciate tra loro con il punto di vista (e voce narrante) che cambia per ogni personaggio principale della vicenda. 
L'ottimo montaggio riesce a dare ancora più forza alla narrazione. 
Gli attori sono più che in parte: da Carey Mulligan a Garrett Hedlund, passando per i "cattivi" con la faccia giusta Jason Clarke e Jonathan Banks e gli espressivi Jason Mitchell, Mary J. Blige e Rob Morgan. 
Scene talvolta crude e talvolta piene di tenerezza per una storia antirazzista che mostra i danni psicologici causati dalla guerra. 
Interessante per la costruzione circolare - tra flashforward e flashback -, per la bellissima fotografia e l'ambientazione evocativa, sembra tuttavia che calchi troppo la mano sulla sua provenienza letteraria, lasciando poco spazio all'immaginazione: tutto è troppo mostrato e spiegato. 
In ogni caso, pur abbondando di scene ad effetto e prevedibili, riesce a mantenere una certa misura, una dignità. 
E comunque coinvolge, intrattiene e fa parteggiare per i più deboli. 
Nominato a quattro premi Oscar (tra cui Miglior Canzone e Miglior Sceneggiatura Non Originale), distribuito da Netflix.
Da vedere. Consigliato.


Voto: ***





Il trailer:








Voi l'avete visto? Cosa ne pensate?












   

Chiunque volesse prendere le recensioni citi questo blog. Riproduzione riservata

sabato 10 febbraio 2018

#Oscar2018 #AcademyAwards2018 - The Florida Project di Sean Baker, film drammatico/commedia che fa un ritratto impietoso e cinico dello squallore della vita di madri single con figli, "stipate" in uno stabilimento nell'estate torrida della Florida. Scritto e diretto benissimo, con i bambini che fanno veramente i bambini. Ottimo Willem Dafoe in un ruolo stranamente positivo

Oggi vi voglio parlare di un recente. Un film indipendente ben scritto, ben diretto e ben interpretato. Uno di quei film indie che non fanno più.
Mi riferisco a Th Florida Project di Sean Baker.
Ecco la recensione:






The Florida Project di Sean Baker del 2017. Con Willem Dafoe, Brooklynn Prince, Bria Vinaite, Valeria Cotto, Christopher Rivera, Caleb Landry Jones, Macon Blair, Karren Karagulian, Sandy Kane. (115 min. ca.)
Florida, estate torrida in un residence gestito dall'empatico manager Bobby (Dafoe), il quale si prende a cuore i suoi ospiti, quasi tutti disadattati e soprattutto madri che tirano a campare e si guadagnano da vivere facendo lavori poco raccomandabili, i cui figli si fanno traviare: piccole pesti innocenti in quel contesto così degradato. Tra queste ci sono Halley (Vinaite) e la figlioletta Moonee (Prince). 















Film drammatico/commedia che mostra la quotidianità estiva in questo stabilimento colorato: un ambiente apparentemente di vacanza ma nel quale regna lo squallore. 
Scene brevi (verosimili) montate e riprese con uno stile quasi documentaristico. Ciò che stupisce al primo impatto è che i bambini si comportano da bambini (dicono parolacce, sono vivacissimi, si comportano malissimo perché influenzati dai genitori, ma agiscono da bambini. Gli attori stessi recitano in modo naturale, senza sovrastrutture finalmente). 
Il regista riesce a descrivere bene il contesto, la desolazione con dei toni grotteschi. Tuttavia ha anche momenti di tenerezza (quando Moonee e la madre festeggiano il compleanno dell'amichetta Jancey ad esempio, oppure quando le due bimbe si divertono con poco mangiando pane e marmellata). Il finale poetico/utopico arriva all'improvviso ed è una piccola chicca. 
Come accennato, il cast è perfetto. Willem Dafoe ha un personaggio molto bello e positivo, nonostante tutto. Ed è incredibile vederlo in un ruolo da buono, lui che interpreta quasi sempre il cattivo di turno, in una pellicola che invece non è buona e rassicurante per nulla. 
Un film strano, schietto, cinico e spietatissimo che coinvolge, colpisce e diverte anche per i dialoghi dei più piccoli e alcune situazioni assurde ma geniali nella loro semplicità. 
E soprattutto un film libero: indie nel senso più puro del termine, non ripulito e corretto. 
Presentato a Cannes, avrebbe avuto e meriterebbe molto più richiamo (benché il successo potrebbe privare all'autore quella genuinità per continuare su questa strada). Speriamo che la nomination all'Oscar per Dafoe come Miglior Attore Non protagonista lo faccia scoprire a più persone possibili. 
Ottima scrittura, bella costruzione narrativa e una caratterizzazione dei personaggi impeccabile (per non parlare della fotografia peculiare). 
Da vedere senza pregiudizi e senza lasciarsi scandalizzare da scene, linguaggio e comportamenti decisamente malsani (come se non sapessimo che esistono persone che fanno una vita senza dignità). Consigliatissimo. 


Voto: ***1/2/****






Il trailer:








Voi l'avete visto? Cosa ne pensate?














Chiunque volesse prendere le recensioni citi questo blog. Riproduzione riservata